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Ansprando
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mwbgAnsprando (657 circa – Pavia?, luglio 712) è stato re dei Longobardi e re d'Italia nel 712, ma reggente e regnante di fatto da molto prima. Dal mwca688 al mwcq701 era stato mwcgduca di Asti.
Definito mwdavir sapientis et inlustris e mwdqvir per omnia egregius et cuius sapientiae rari aequandi sunt da mwdgPaolo Diacono, di Ansprando è ricordata la grande autorità e la rara intelligenza politica, ma si hanno pochi dettagli biografici.cite-ref-helbling-1-0[1] Egli risolse una crisi dinastica sconfiggendo l'usurpatore mwewAriperto II, il quale, appoggiato dai mwfaFranchi, cercò di impadronirsi del trono di Lombardia ponendo fine alla linea principale della mwfqdinastia bavarese che aveva regnato fino a quel momento. Ansprando fu così acclamato re dal popolo in armi, come nell'antica usanza longobarda, e fondò una propria dinastia che fu l'ultima duratura e schiettamente longobarda, e che influenzò la storia dell'intera mwfgEuropa.cite-ref-helbling-1-1[1] Suo figlio mwgwLiutprando, infatti, re dal 712 al 744, nel 737 avrebbe adottato e così conferito dignità regale a mwhaPipino il Breve, figlio di mwhqCarlo Martello, allora maggiordomo di palazzo della mwhgdinastia merovingia di Francia, e padre del futuro mwhwCarlo Magno, di fatto legittimandolo ad assumere il trono di Francia come fece nel 751.cite-ref-2[2]
Contents
• Note
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Biografia
mwjwDuca di Asti dal mwka688, alla morte di re mwkqCuniperto assunse la reggenza per il figlio minorenne del re appena scomparso, mwkgLiutperto.cite-ref-3[3] Ansprando dovette fronteggiare la ribellione del mwlwduca di Torino, mwmaRagimperto, avvenuta solo otto mesi dopo la successione, che lo affrontò presso mwmqNovara agli inizi del mwmg701 e venne sconfitto, nonostante il sostegno del mwmwduca di Bergamo, mwnaRotarit.cite-ref-4[4]
Alla morte di Ragimperto, ancora nel 701cite-ref-helbling-1-2[1], Ansprando e Rotarit tentarono nuovamente di insediare Liutperto e riuscirono a sconfiggere e a fare prigioniero il figlio e successore di Ragimperto, Ariperto II. Dopo breve tempo, tuttavia, Ariperto fuggìcite-ref-helbling-1-3[1] e affrontò in battaglia il reggente di Liutperto, sconfiggendolo a mwqgPavia (mwqw702).cite-ref-zanella503ter-5-0[5] Ansprando riparò prima sull'mwsaIsola Comacina,cite-ref-zanella503ter-5-1[5] poi presso il mwtqduca di Baviera mwtgTeodeberto passando per mwtwChiavenna e poi mwuaCoira.cite-ref-6[6] Ariperto imprigionò i suoi famigliari, la moglie mwvqTeodorada e i figli mwvgAurona, mwvwImberga e Sigiprando, che fece orribilmente mutilare.cite-ref-zanella505bis-7-0[7] Si salvò soltanto il giovanissimo figlio minore, mwxaLiutprando, che venne restituito al padre e lo raggiunse in Baviera.cite-ref-zanella505bis-7-1[7]
All'inizio del mwyg712 riuscì a raccogliere un esercito in mwywBaviera e calò in mwzaLombardia; lo scontro, protratto fino al calar delle tenebre, avvenne a marzo ed ebbe un esito incerto. mwzqAriperto sembrava avere la meglio, tanto che i mwzgBavari erano sul punto di abbandonare il campo, ma commise il grave errore di rientrare immediatamente a mwzwPaviacite-ref-helbling-1-4[1]. I suoi soldati, offesi da quello che ritennero un atto di viltà, lo abbandonarono e Ariperto morì mentre tentava la fuga. Ansprando fu allora acclamato re, forte sia del sostegno di quanti non avevano gradito l'usurpazione di mwbaRagimperto e Ariperto II ai danni di mwbqLiutperto, sia di quello degli stessi partigiani di Ariperto, conquistati dal suo carismacite-ref-helbling-1-5[1]. Immediatamente associò al trono il figlio mwcgLiutprando che gli successe quando morì, appena tre mesi più tardi; a Liutprando successe poi il nipote di Ansprando, mwcwIldebrando.
Venne sepolto nella cappella di Sant'Adriano presso la mwdqChiesa di Santa Maria alle Pertiche a mwdgPavia, costruita presso una necropoli pagana longobarda caratterizzata dalla presenza di mwdwmweaperticae funerarie, come da nome. Il complesso, dove successivamente fu sepolto anche Liutprando, oggi non esiste più. Tra il 1169 e il 1180 furono entrambi traslati, secondo il volere dello stesso Liutprando, nella mweqBasilica di San Pietro in Ciel d'Oro con i resti di mwegSant'Agostino.cite-ref-8[8]
Note
cite-note-33. ↑ mwnwPaolo Diacono, mwoamwoqHistoria Langobardorum, VI, 17 (mwogmwowZanella,mwpa p. 503).
cite-note-88. ↑ mwyamwyqmwygSant'Adriano, su mwywpaviaedintorni.it.
Bibliografia
Fonti primarie
• citerefzanella(LA, IT) Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, introduzione di Bruno Luiselli, traduzione e note di Antonio Zanella, Milano, Rizzoli, 1991, ISBN 88-17-16824-6.
Fonti secondarie
• citerefbertoLuigi Andrea Berto, LIUTPRANDO, re dei Longobardi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 65, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.
• citerefhelblingHanno Helbling, ANSPRANDO, re dei Longobardi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 3, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.
• mw1wJörg Jarnut, Storia dei Longobardi, traduzione di Paola Guglielmotti, Torino, Einaudi, 1995 [1982], ISBN 88-06-13658-5.
• mw2qSergio Rovagnati, I Longobardi, Milano, Xenia, 2003, ISBN 88-7273-484-3.
Collegamenti esterni
• citereftreccani-itAnsprando re dei Longobardi, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.